Qual è l’origine delle rocce delle colline che circondano la città di Brescia?
Risalendo a diversi milioni di anni fa l’intera area del bresciano era coperta da un’ampia distesa marina di modesta profondità.
Col tempo il fondale si abbassò gradualmente e i sedimenti depositati nel bacino si trasformarono in solide rocce.
La nascita delle formazioni rocciose si colloca nell’era secondaria, mentre la loro trasformazione e il loro successivo innalzamento avvennero nel corso di vari periodi geologici che, per le rocce che costituiscono l’ossatura del sistema collinare, avvenne nell’era terziaria quando si formò il complesso dell’arco alpino.
Caratteristica comune a tutte le rocce che formano il Monte Maddalena è la composizione calcarea, mentre sono differenti per tipo di stratificazione, la compattezza e la presenza di sostanze diverse.
Ne ricordiamo alcuni tipi:
La più antica sono “la corna”, calcare compatto e stratificato di colore bianco-avorio o nocciola chiaro o grigiastro, con strati di spessore sino a 3-4 metri che costituisce la scarpata a oriente del monte, da S. Eufemia a Caionvico, sul versante di Botticino, dove spesso assume aspetto cristallino e sgretolabile.
In alcune grotte se ne trova ancor oggi sotto forma di sabbia finissima che un tempo era chiamata, dagli abitanti del luogo, “spolverina” ed era usata per la pulizia degli utensili domestici. Altro tipo di roccia è il “medolo”, calcare stratificato di spessore ridotto (dai 10 ai 30 cm) con frequenti intercalazioni di selci e argille tra uno strato e l’altro.
È presente nel versante occidentale del monte e dal colle Cidneo alla collina di S Giuseppe, e si presenta con una colorazione che va dal bianco cinereo al grigio-azzurro.
Rocce di più recente origine sono la “maiolica”, calcare compatto di colore bianco con frequenti intercalazioni di selci grigie o brune, e la “scaglia”, rappresentata da marne grigie-verdastre o rossastre, ambedue rilevabili prevalentemente nella zona del monte Picastello.
Vengono infine i “conglomerati”, ciottoli ben cementati tra loro, che si possono trovare sulla collina della Badia, sono quei materiali non aventi la consistenza delle rocce, formati dai depositi alluvionali dell’era quaternaria che il movimento dei ghiacciai, durante il periodo delle glaciazioni, ha accumulato ai piedi del monte, in corrispondenza di valli e vallette, in caratteristiche formazioni che prendono il nome di “conoidi” (esempio il conoide della Val Carrobbio sopra l’abitato di S. Eufemia).
I vari movimenti degli strati rocciosi, nel corso dei millenni, provocarono dei ribaltamenti a delle frequenti fatturazioni.
Potenti spinte della crosta terrestre, nell’era terziaria, provocarono fratture e corrugamenti che diedero origine alla dorsale principale del monte: esempio di tali fratture sono la parete rocciosa viva che si vede sul versante verso Botticino; a S. Eufemia presso la chiesa parrocchiale; all’altezza della sommità di Via Turati ove si verificò la secca separazione del colle Cidneo dal Monte Maddalena.
Queste manifestazioni così rilevanti furono certamente collegate a eventi sismici di cui la fascia pedemontana bresciana ha una storia molto vivace, ma che si è ben lontani dal conoscerne l’effettiva gravità.
