Flora
Normalmente si fa riferimento all’aspetto della vegetazione che ricopre un qualsiasi territorio in base alla quantità e qualità delle specie più diffuse.
L’aspetto vegetale della Maddalena è molto caratteristico e vario per diverse ragioni: la localizzazione geografica, l’influenza climatica dei vicini laghi di Garda e di Iseo, una varietà di composizione del terreno e delle rocce, la diversa esposizione dei versanti e la loro disposizione altimetrica.
L’uomo ha inoltre notevolmente contribuito, nel tempo mutare la naturale vegetazione sostituendo al bosco preesistente coltivazioni e prati per il pascolo, modificando la composizione della copertura del bosco.
Infatti, se nel secolo scorso si poteva trovare una vegetazione quasi naturale e selvatica, dopo la fine del secondo conflitto mondiale furono eseguiti vari disboscamenti, dovuti a momentanee difficoltà che, specialmente nella zona della Val Carobbio, provocarono squilibri idrogeologici ancor oggi avvertiti, con rischio di pericolose alluvioni per gli insediamenti abitativi posti a valle.
Venne poi nella fascia dei Ronchi, un vistoso insediamento residenziale con la occupazione quasi completa della dorsale con ville e lussuose dimore per le residenza delle classi cittadine più agiate.
Quest’occupazione ha in sostanza cancellato l’attività agricola locale dei roncari determinando un progressivo e inesorabile sgretolamento delle opere di consolidamento dei pendii.
Infatti oggi l’aspetto vegetativo della zona dei Ronchi e dovuto all’opera dell’uomo.
Gran parte del monte è però ancora coperta da boschi, principalmente composti di latifoglie di specie mista.
Poche sono le zone con presenza di alberi di alto fusto, spesso consistenti in castagneti da frutto presso le vecchie cascine, mentre vi sono più estese zone di bosco ceduo composto di alberi al cui sviluppo è indispensabile la luce del sole.
Le conifere (larici, cipressi pini, abeti) sono certamente poche e sono state introdotte dall’uomo all’interno di grandi giardini privati nella fascia collinare oppure nelle aree di rimboschimento.
Le specie principali che possiamo vedere percorrendo i sentieri della Maddalena sono: la “roverella”, una quercia frugale che si trova ai margini della vegetazione di tipo mediterraneo, facilmente riconoscibile in autunno e inverno perché conserva sui rami le foglie secche per gran parte della cattiva stagione.
Si trova con portamento arbustivo sui versanti ben esposti al sole e su terreni poveri.
Associato alla roverella si trova il “carpino”, in dialetto chiamato “tàera”, abbondante nella zona della Bornata e sui Ronchi, specie poco esigente e diffusa anche sui versanti meno assolati.
Altro arbusto di rapido accrescimento è lo “scotano” che in autunno forma folti cespugli di colore rosso porpora.
Altre piante caratteristiche della vegetazione mediterranea sono: l’erica, il terebinto, il ligustro. Il prugnolo ed il leccio, molto usato per i rimboschimenti della zona meridionale del monte.
Inoltrandosi in versanti più freschi e riparati, dove clima è più umido, si trova il cerro, che doveva costituire la specie dominante del secolo scorso, ma ora poco diffusa.
Vi è poi il castagno, massicciamente diffuso per opera dell’uomo perché rappresentava un elemento base per l’economia della gente locale.
Il castagno, che predilige terreni profondi di tipo acido, è accompagnato nel sottobosco dal “bugo”, dal “nocciolo”, dal “sorbo”, dal “sambuco”, dall’albero di Giuda e da varie specie di felci.
Diffusi un po’ ovunque sulle pendici del monte i boschi di “robinia”, pianta che fu trapiantata in Italia due secoli fa proveniente dall’America, specie in rapido accrescimento in quanto non necessita di particolari terreni e che si diffonde in breve tempo consolidando sì il terreno franoso, ma rilevandosi pianta infestante in quanto, nelle zone abbandonate dal lavoro dell’uomo si espande a scapito di altre specie vegetali spontanee.
Nella parte alta della Val Fontanelle, ove il bosco è più umido per la presenza di torrentelli e più riparato dal sole, verso la sommità del monte si trova diffusa la betulla, latifoglia che sul versante settentrionale, in direzione di S Vito, crea un bosco molto spettacolare in associazione col castagno.
Per quanto riguarda i fiori, i versanti meridionale e orientale del monte, grazie alla favorevole esposizione al sole e ad un favorevole influsso mitigatore del bacino gardesano, nonché protetti dalle fredde correnti invernali provenienti da nord, rappresentano una concentrazione di specie rare, dalla distribuzione limitata e tipiche di zone dove la roccia affiora in superficie.
La più nota è la “campanula elastinoides”, scoperta da Padre Gregorio da Reggio nel 1607 e di rilevante interesse botanico, mentre un’altra specie rarissima, presente in località S. Vito, è la “aphillantes monspelliansis”.
Altri fiori localizzati sono i narcisi, la bocca di lupo, i giaggioli, la frassinella, il giglio rosso e tanti altri.
Vale la pena di ricordare che i fiori di questo territorio, per i loro particolari caratteristici, esigono rispetto e tutela e che esistano precise norme di difesa ambientale che proibiscano, o almeno limitano, la raccolta di determinate specie, ivi compresi i funghi e i frutti del bosco.
E proprio i funghi, di cui il Monte Maddalena è zona molto ricca, vivono in stretta dipendenza dalle piante, le quali a loro volta traggono giovamento da questa presenza.
I funghi commestibili più conosciuti della Maddalena e oggetto di attenzione dei raccoglitori sono i porcini, i porcinelli, i cantarelli e gli ovuli.
Purtroppo nella stagione propizia una moltitudine di frequentatori pratica in modo massiccio la raccolta, con seri danni ecologici, tanto da far sì che alcune specie sono da considerarsi ormai rare.
Una più attenta e consapevole raccolta favorirebbe il generare di nuovi esemplari.
Inoltre l’affollamento e il calpestio del sottobosco impermeabilizzano il terreno causando danni alle piante erbacee e arbustive e pregiudica il mantenersi delle condizioni ottimali di umidità indispensabile alla vegetazione.
Fauna
Anticamente la fauna del monte era ricca e varia.
L’attività venatoria praticata in modo massiccio ha notevolmente contribuito a una forte diminuzione del numero di esemplari di alcune specie.
Fino al secolo scorso i boschi delle zone alte, allo stato selvatico, erano dimora del lupo, animale piuttosto diffuso in vasta parte della provincia, che costituiva un serio pericolo per gli abitanti e il bestiame, tanto che il governo napoleonico, con un proclama del 1811, promise compensi per ogni capo ucciso.
Questo fatto determinò il processo di estinzione della specie perché sembra che l’ultimo esemplare sia stato ucciso sul Monte Guglielmo nel 1897.
La caccia praticata dai roncari e dai cittadini ha recato notevoli danni all’avifauna, sia per l’uccellagione praticata nei roccoli sparsi su tutto il territorio del monte che per l’attività illecita con gli archetti, in uso nelle popolazioni rurali più povere.
Ecco perché i volatili si sono concentrati maggiormente nella fascia pedecollinare a ridosso dei centri abitati (Mompiano, Costalunga, S. Gallo) dove, specie nella stagione invernale, trovano maggiore possibilità di nutrimento.
Anche i mammiferi, sia erbivori sia carnivori, subirono danni sia per l’intervento dei cacciatori che, indirettamente, per il mutamento del loro habitat naturale.
Possiamo citare, negli anfibi caudati, la salamandra pezzata, presente nelle vallette più umide, il tritone crestato che si trova presso gli stagni e le pozze per l’abbeverata.
Gli anfibi anuri sono rappresentati dalla raganella (soprannominata nel dialetto “rana del signor” o “rana de San Martì”) che vive per lo più sugli alberi e scende in acqua per la riproduzione.
È di colore verde chiaro ed ha sulle dita dei dischi adesivi che ne facilitano la presa sui rami e sulle rocce lisce.
Ricercata per la bontà della sua carne, è la rana verde, o rana esculenta, che si trova raramente in qualche pozza della Maddalena, mentre più diffusa è la rana agile (in dialetto chiamata “campér” o “rana dalmatina”), specie meno legata all’acqua.
Nei rettili troviamo il biacco (bis bastuner) non velenoso ma che se disturbato tenta di mordere anche l’uomo.
Vicino alle pozze e alle zone di abbeverata è facile trovare la biscia dal collare (in dialetto “bis raner”) che si nutre di rane, ramarri e pesci di stagno.
È lunga circa un metro e ha la pelle di diverse gradazioni di verde. È innocua per l’uomo e qualcuno riesce anche ad addomesticarla.
Nella fascia ai piedi del versante sud della Maddalena si può trovare la natrice viperina e, raramente, anche il columbro liscio, detto anche coronella austriaca.
Sui versanti orientali e meridionali del monte si trova la vipera aspis, specie velenosa lunga circa 70 centimetri e di colore variabile, che predilige aree scoperte e soleggiate.
Nelle zone ricche di vegetazione, fresche e umide, nelle ore calde verso il tramonto si può incontrare l’orbettino (in dialetto “sebòrgole”) che, pur avendo l’aspetto di un serpente, è in realtà un sauro privo di arti, inoffensivo per l’uomo, che non supera il mezzo metro di lunghezza e deve il suo nome alle credenze popolari sulla sua cecità.
Nelle ore più calde, in zone scoperte e soleggiate, s’incontra il ramarro (nel dialetto “lusertù”) dal colore verde vivo chiazzato di nero, mentre presso le abitazioni rurali e sui muretti vive la comunissima lucertola muraiola.
Per quanto riguarda i volatili si riscontra la presenza del nibbio bruno, che però non dimora sul monte, la poiana che lo frequenta per la caccia a piccoli mammiferi e rettili non velenosi.
È pure presente lo sparviero e, più diffuso, il gheppio (falco tinnuneulus) che nidifica negli anfratti rocciosi e che si nutre di roditori, rettili e insetti che scova sin nei centri abitati.
Nella zona del Monte Maddalena vivono anche due rapaci notturni: il gufo comune, che ha un piumaggio bruno striato per mimetizzarsi con la corteccia degli alberi e due caratteristici ciuffi di piume erigibili sul capo, che si nutre di roditori che caccia di notte.
La seconda è la civetta che caccia rettili e insetti dal crepuscolo all’alba e trova dimora sotto i tetti, fra le rovine o nei tronchi cavi.
Vi sono poi numerose specie di passeracei: il coevo comune, la ghiandaia, il merlo, comunissimo anche in città, la cesena, il fringuello, l’usignolo e il pettirosso.
Passeracei dalle forme eleganti e dalle movenze aggraziate sono la cutrettola e la ballerina, detti anche “batticoda” per il movimento ritmico della coda quando camminano sul terreno.
Vi sono anche lo scricciolo, il torcicollo e il passero domestico, comune presso gli abitati.
Introdotte a scopo di ripopolamento e in parte sfuggite alla caccia sono due specie di gallinacei: il fagiano, specie importata ai tempi dei Romani e la starna, tipica razza italiana.
Nei mammiferi troviamo fra i carnivori la volpe rossa, diffusa in particolare sul versante di Botticino e la faina: astuta veloce e vorace si trova nei dintorni delle case e si nutre di rettili, uccelli e anfibi ed anche di uova che razzia nei pollai e nelle piccionaie durante le ore notturne.
Più difficile da incontrare è la donnola, mentre molto rara è la martora, cacciata dall’uomo per la pregiata pelliccia e di cui vivono ora solo pochi esemplari nella zona di Botticino.
In tutto il territorio, ma in particolare nella zona orientale, vive il tasso che conduce vita solitaria nei boschi ed ha abitudini notturne.
Piccoli roditori che vivono nei boschi di nocciolo, quercia e castagno sono il ghiro, lo scoiattolo, il moscardino e il topo quercino.
Di maggiori dimensioni, cacciata per il pregio della sua carne, è la lepre, di cui avviene il normale ripopolamento all’inizio della stagione venatoria.
Tra gli insettivori troviamo in Maddalena il toporagno, che ha abitudini notturne, emana uno sgradevole odore, ha saliva velenosa ma, per le piccole dimensioni dei suoi morsi non è molto pericoloso per l’uomo.
Il riccio, comune in Maddalena, dimora di preferenza in zone boscose non eccessivamente umide e va in cerca di cibo al crepuscolo e di notte.
Infine la talpa, dalle abitudini spiccatamente sotterranee, che è in grado di scavare gallerie sino a 50 centimetri di profondità per cercare lombrichi ed insetti ed è diffusa nei terreni umidi delle radure e nei prati.
Unico rappresentante dei mammiferi erbivori è il capriolo che si ritiene, non dimori in Maddalena ma nelle zone del bosco più a nord e pascoli nelle zone più tranquille del monte.



